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Cobra Kai – perché gli ex ragazzini degli anni ’80 hanno bisogno di questa nuova serie tv su Karate Kid

Cobra Kai - perché gli ex ragazzini degli anni ’80 hanno bisogno di questa nuova serie tv su Karate Kid

Cobra Kai è la web series che debutterà sulla piattaforma Youtube Red il 2 maggio 2018 e che rappresenta l’ultimo episodio, in ordine cronologico, della saga The Karate Kid.

Dopo l’amatissimo film del 1984, dopo tre sequel non indimenticabili ed un tentativo di reboot nel 2010, c’era davvero bisogno di questa serie? Io credo di sì e proverò a spiegarvi perché.

Cobra Kai sembra inserirsi a pieno titolo nel filone “revival anni ‘80” che oggi si è imposto in TV (Stranger Things, Halt and catch fire, Glow, White Gold…) e poco importa che Cobra Kai sia ambientato ai giorni nostri perché, già dal trailer, è evidente che l’esistenza stessa di questa fiction è un omaggio alle atmosfere, al sapore e ai temi non solo del primo Karate Kid ma, in generale, di tutti i film di iniziazione e riscatto che sono uno dei marchi di fabbrica degli anni ’80.

Non parliamo dunque di un remake in chiave moderna (come quello in cui Jackie Chan insegna il Kung fu –non il karate!- a Jaden Smith) ma di un sequel sentimentale e rispettoso delle avventure di Daniel-san e del suo storico rivale Johnny Lawrence.

Proprio quest’ultimo (ex campione del dojo Cobra Kai, allenato dall’impietoso sensei John Kreese) sarà il vero protagonista della nuova serie.


Johnny che, nel 1984, abbiamo conosciuto come bullo e antagonista, già al termine del primo film aveva dimostrato una inaspettata correttezza e sportività riconoscendo la superiorità di Daniel Larusso che lo sconfigge nella finale del torneo di karate.

34 anni dopo quella sconfitta, Johnny Lawrence non sembra cavarsela benissimo: è un cinquantenne solo e disoccupato che non ha combinato niente di memorabile nella sua vita e la sera si sfinisce di alcool e tv spazzatura.

Daniel Larusso in versione adulta se la passa appena un po’ meglio: si è imborghesito, ha moglie e figli, una bella casa e pubblicizza nelle TV locali il negozio di auto di cui è proprietario, sfruttando penosamente la sua passata gloria di giovane karateka.

Se è vero che il fascino sia di Johnny che di Daniel è decisamente appassito, è anche vero che la loro nobiltà di fondo e il loro amore per il karate sono ancora vivi e vegeti.

Così vediamo Johnny prendere le difese di un ragazzino vittima dei bulli a colpi di arti marziali e Daniel decidersi a tornare sul tatami con lo storico avversario per tornare a rappresentare il karate appreso dal maestro Miyagi.

Karate Kid aveva cavalcato perfettamente un topos tipico della generazione dei bambini degli anni ’80: quello del “loser” di buon cuore che, grazie all’impegno e alla conquista della fiducia in se stesso, si prende la rivincita contro i prepotenti e ottiene la popolarità. Non a caso il regista John G. Avildsen aveva raccontato una storia simile, quella di un altro underdog, già qualche anno prima, quando aveva diretto Rocky.

La cinematografia teen degli anni ’80 era piena di ragazzini sfigati che diventano eroi: I Goonies, E.T., La Storia Infinita, Voglia di vincere, Stand by me…

Cosa è successo, poi, a quei bambini che sono cresciuti a pane e avventura, a sudore e riscatto? Siamo ovviamente diventati adulti e ci siamo imborghesiti, proprio come il Daniel-san di Cobra Kai. Ma, essendo la generazione per cui è stato coniato il termine “kidult”, non abbiamo perso l’intimo desiderio di essere ancora una volta gli eroi a sorpresa della storia.

Ed è per questo che vedere un arrugginito Johnny Laurence che è ancora in grado di sgominare una baby-gang a suon di calci volanti e un Daniel Larusso che si slaccia la cravatta per stringersi alla fronte la vecchia fascia col sol levante donatagli dal maestro Miyagi non può che farci sussultare, battere le mani e metterci la voglia di tifare ancora una volta per il protagonista in cerca di riscatto, che continua a rappresentarci.

Johnny e Daniel non sono più ragazzini, ma nemmeno noi lo siamo. Sono però ancora alla ricerca della rivincita nei confronti di una vita che li ha un po’ bullizzati, proprio come noi. E se le due ex promesse del karate hanno ancora da dire la loro, allora possiamo anche noi.

Non siamo solo adulti stanchi affondati in una poltrona, impiegati sfaticati, professori rancorosi, commercianti disonesti e politici bugiardi. Non siamo solo una classe dirigente terribile e una generazione che deluso le speranze. Siamo ancora capaci di rialzarci in piedi e amministrare qualche ceffone ai prepotenti, se necessario. O, almeno, siamo ancora capaci di desiderare di farlo.

Non resta che immaginare un montaggio in cui ci alleniamo duramente sulle note di una canzone esaltante e potremo rimetterci in forma, esteriormente ed interiormente.

Non avremmo mai potuto esaltarci allo stesso modo guardando il facoltoso figlio tredicenne di Will Smith che piroettava sulle note di Justin Bieber, ma saremo in prima fila con i protagonisti di Cobra Kai quando sfideranno la vita, l’età e la vergogna per provare a riprendersi il loro titolo di eroi.

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