Trick or Treat: The Legend of the XII Saints La power-metal band modenese sorprende con un ispirato concept album interamente dedicato alla saga di Saint Seiya (I Cavalieri dello Zodiaco)

Trick or Treat: The Legend of the XII Saints

I fan del power metal classico avranno certamente modo di apprezzare The Legend of the XII Saints, sesto album dei modenesi Trick or Treat. Come è possibile intuire dal nome, si tratta di un concept interamente dedicato alla fortunatissima saga Saint Seiya, più nota in italia come I Cavalieri dello Zodiaco: un vero e proprio capostipite del genere shonen, ideato nel 1986 dalla penna del geniale mangaka Masami Kurumada e successivamente adattato in un anime che ha riscosso un grande successo a livello mondiale, diventando un punto di riferimento per intere generazioni.

Si tratta del secondo album consecutivo a tema anime, a due anni di distanza dal progetto Re-Animated (2018) con il quale il talentuoso gruppo di Modena aveva ottenuto un discreto successo: stavolta però non si tratta di un album di cover di sigle italiane ma di 14 brani originali, 12 dei quali dedicati a ciascuno dei Gold Saints (i Cavalieri d’Oro). La fonte di ispirazione è dunque l’iconica saga delle dodici case, che corrisponde al momento centrale della storia narrata all’interno della serie classica realizzata dalla Toei Animation e impreziosita dal memorabile character design di Shingo Araki.

L’ambizioso progetto ha preso piede nel corso del 2019 con una campagna di crowdfunding, durante la quale il gruppo si è impegnato a pubblicare una nuova canzone ogni mese sul proprio canale YouTube, in concomitanza con il cambio di guardia del segno zodiacale corrente. Un’idea (e una strategia di vendita) ambiziosa e originale che si è conclusa all’inizio del 2020 con la pubblicazione dell’ultima traccia online e che da pochi giorni (aprile 2020) ha ufficialmente preso vita sotto forma di album pubblicato da Scarlet Records.

Il concept inizia con Ave Athena, una intro epica e maestosa (anche se non particolarmente ispirata) che ricorda il sipario iniziale degli storici album degli Helloween e dei Gamma Ray. Dopo circa un minuto parte Aries: Stardust Revolution, un apripista melodico che introduce la prima delle dodici case omaggiando la principale caratteristica di Mu dell’Ariete: riparare le armature. Segue Taurus: Great Horn, il cui ritornello sostenuto e accattivante introduce quella che a nostro avviso è forse la canzone più riuscita dell’intero album: Gemini: Another Dimension, dove Alessandro Conti è accompagnato dalla special guest Yannis Papadopoulos, cantante dei finlandesi Beast in Black, alla cui voce squillante è affidato il compito di interpretare il secondo gemello.

Cancer: Underworld Wave è il brano dedicato alla quarta casa e forse uno dei meno convincenti, complice l’utilizzo forse eccessivo delle tastiere e un’atmosfera che si distanzia dalle sonorità tipiche del power metal strizzando l’occhio a una melodia più dichiaratamente pop.

Si passa quindi a Leo: Lightning Plasma, pezzo che musicalmente non sembra particolarmente ispirato ma che vanta un testo molto interessante che descrive bene i dubbi, i rimorsi e la tristezza di un personaggio complesso come Aioria del Leone. Segue Virgo: Tenbu Horin, brano dal ritmo trascinante e contenente quello che forse è l’assolo più convincente di tutto il disco. Arriva poi Libra: One Hundred Dragons Force, che prevedibilmente contiene sonorità orientaleggianti enfatizzati da un interessante arrangiamento di violini.

E’ dunque la volta di Scorpio: Scarlet Needle, altro pezzo forte dell’album grazie a un ritmo incalzante e a una batteria particolarmente potente e ispirata. Segue Sagittarius: Golden Arrow, una power-ballad retta da chitarre acustiche e tastiere che narra la storia di Aiolos, uno dei personaggi secondari più tragici e amati dell’intera saga.

Il viaggio prosegue con Capricorn: Excalibur e Aquarius: Diamond Dust, due canzoni che non brillano molto per originalità ma che riescono comunque a riportare dignitosamente alla memoria grandi classici del genere power; il cammino attraverso le dodici case si conclude con Pisces: Bloody Rose, seconda ballad dell’album, che però non convince del tutto e risulta decisamente meno ispirata rispetto alla precedente. L’album si chiude con Last Hour (The Redemption), una sorta di outro non particolarmente memorabile che scivola via sulle note di una chitarra acustica dedicate alla Dea Athena.

Al di là dell’aspetto prettamente “nostalgico”, che non mancherà di attirare i fan della saga, i brani sono nel complesso di buona qualità e risultano ottimamente suonati e interpretati. E’ tuttavia bene precisare che si tratta di un gruppo che nasce come cover band degli Helloween ed è rimasto fedele al genere Power Metal, le cui caratteristiche principali – chitarre dalle armonie acute, power chords, voce potente e squillante, ritmi veloci e sostenuti, stile epico – sono assolutamente predominanti in tutte le canzoni di questo nuovo lavoro: questo approccio, che si riscontra sia nella conformazione dei brani che nelle modalità esecutive, potrebbe deludere sia gli ascoltatori non amanti del metal che quelli che, pur apprezzando il genere, sono alla ricerca di innovazioni o sperimentazioni particolari. Del resto si tratta di un album evidentemente rivolto ai nostalgici di un certo tipo di atmosfere power/epic/speed metal, che avranno probabilmente modo di apprezzare la voce del bravo cantante Alessandro Conti, il songwriting di alcune delle canzoni più ispirate e l’esecuzione di buon livello.

Se poi avete la fortuna di essere anche degli appassionati dell’anime, beh… Correte ad ascoltarlo! Non ve ne pentirete.

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Sviluppatore, analista di progetto, web designer, divulgatore informatico. Lavora come IT Architect per il design e lo sviluppo di siti, servizi, interfacce e applicazioni web e per dispositivi mobili.

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