Terra Formars: prime impressioni

Terra Formars: prime impressioni

L’anime tratto dall’ottimo seinen manga di Yu Sasuga è ormai giunto al giro di boa. Le prime 6 puntate non consentono ancora di formulare un giudizio completo ma appare evidente come Liden Films abbia deciso di andare al risparmio,  confezionando un prodotto piuttosto deludente sotto ogni punto di vista. La fumata nera investe in primo luogo le animazioni: le aspettative di chi, ragionevolmente, desidera vedere su schermo i frenetici combattimenti su Marte presenti nelle spettacolari tavole di Sasuga vengono costantemente messe in attesa dalle lunghissime sequenze di dialogo, peraltro oltremodo statiche, che risultano preponderanti in ciascuna puntata: interesse e frustrazione crescono di pari passo in un climax che viene malamente sfruttato dall’eccessiva frammentazione delle poche sequenze action presenti, intervallate in modo quasi scientifico da flashback poco ispirati e spiegazioni entomologiche potenzialmente interessanti ma, inevitabilmente, frustranti a livello estetico. Un linguaggio visivo che nel manga funzionava bene in virtù delle peculiarità del mezzo, ma che nella sua trasposizione animata avrebbe senz’altro meritato un montaggio migliore e una scelta di tempi più efficace.

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Il chardes dell’anime rende poca giustizia alla bella Michelle K. Davis (qui in versione cartacea).

A frustrare ulteriormente questo aspetto la scelta inizialmente operata da Crunchyroll di mandare in onda (anzi, in streaming) i primi tre episodi in versione censurata: le bande nere non si limitano a coprire sangue e interiora ma hanno l’effetto di togliere gran parte del senso scenico, e quindi del pathos, alle scene più drammatiche e coinvolgenti. Un errore che viene fortunatamente corretto in corsa a partire dal quarto episodio e, retroattivamente, rilasciando le versioni integrali dei primi tre in un secondo momento.

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Potrebbe sembrare che a questo disposable guy abbiano pestato un piede ma la dura realtà è che ha le budella di fuori… appena sotto la banda nera.

Situazione migliore, anche se non di molto, è quella che riguarda il comparto narrativo: al di là della scelta poco condivisibile di comprimere la story arc che porta al reclutamento di Akari – 2 volumi nel manga, tre quarti di puntata nell’anime – la cronaca della spedizione Annex 1 risulta fino a questo momento piuttosto fedele, attribuendo il dovuto spazio ai vari personaggi che compongono la crew. Il problema principale è legato anche in questo caso ai continui avvicendamenti e cambi di scena che di certo non facilitano la comprensione della storia.

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Quando il gioco si fa duro, entra in gioco il doping.

In definitiva, pur non trattandosi di un pessimo prodotto, appare evidente che non ci troviamo di fronte a una serie che non avrà nel mondo dell’animazione il medesimo impatto che il manga ha avuto nel variopinto panorama dei seinen nipponici contemporanei. Nella speranza di essere smentiti dalle prossime puntate.

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